Approfondimenti

Ospiti da Bologna. 4 domande a Elisa Giovannelli

By 1 Agosto 2016 Agosto 5th, 2019 No Comments
È bene ripeterlo ogni tanto, per chi non se ne rendesse conto: per una settimana a luglio, da trent’anni, Bologna è il centro cinefilo del mondo.
Lo vedi per strada, il popolo del Cinema Ritrovato, con il pass al collo, il programma sottobraccio, invadere il centro storico, camminare in piena notte, la testa tra le nuvole, ancora stordito dalla bellezza del maxi-schermo di Piazza Maggiore e dai bagni di folla che seguono con devozione anche le proposte più spericolate, difficili, improbabili. È il miracolo del cinema a Bologna, bellezza. Altro che moda dell’audience development: sono trent’anni di lavoro e vocazione.
Così a qualche giorno dalla fine del festival 2016 facciamo 4 domande a Elisa Giovannelli, responsabile del dipartimento educativo della Cineteca di Bologna. Il suo compito è quello di gestire progetti di formazione per tutti i pubblici, di tutte le fasce d’età, come Schermi e Lavagne di cui è responsabile e Fronte del pubblico, di cui si è occupata in passato.

Iniziamo con una domanda di rito. 30 anni di festival e 100mila persone a festeggiare con voi: sopravvissuta al Cinema Ritrovato 2016? L’immagine che ti porterai dietro di questa edizione così speciale?

Sì, sono sopravvissuta: è un momento dell’anno molto bello e molto impegnativo. Noi del dipartimento educativo, per la prima volta, abbiamo lavorato per tutto il festival, non soltanto per la sezione dedicata ai bambini (proiezioni e laboratori tutti i pomeriggi) ma, anche, con attività dedicate ai ragazzi delle scuole superiori. Con noi c’erano gli “Ambassadors”, ragazzi provenienti da 4 istituti scolastici diversi (3 di Bologna e 1, per puro caso, di Monza che è la mia città) coinvolti nell’ambito del progetto europeo ABCinema, anche grazie all’Alternanza Scuola-Lavoro. Al termine dell’edizione 2016 mi porto a casa il sorriso e l’entusiasmo di questi ragazzi che continuano a chiederci di fare delle cose insieme!

Noi di BAM! siamo venuti a sbirciare durante il workshop internazionale sull’audience development organizzato da Europa Cinemas, incuriositi dal sottotitolo: “L’esperienza cinematografica nell’epoca delle distrazioni digitali”. Come ti sembra che il cinema europeo stia affrontando queste distrazioni inevitabili? Le evita o le cavalca?

Il tema è molto dibattuto, anche a livello normativo. La Commissione Europea, ad esempio, sta facendo bandi specifici sulle piattaforme di distribuzione, che non sono i distributori tradizionali, ma piattaforme digitali, on demand. Il messaggio è “attenzione che c’è un mondo che non si può ignorare”. Anche per noi che facciamo educazione è una sfida e, allo stesso tempo, un’opportunità: quando insegniamo la storia del cinema ora possiamo usare altri mezzi, altri canali e altri formati, senza dover dipendere da VHS o DVD: non possiamo ignorare che la fruizione oggi passa da altri canali.
Poi c’è la tendenza è rendere l’esperienza nelle sale il più confortevole possibile e offrire contenuti alternativi al film: opere liriche, partite di videogames, documentari sugli artisti, grandi concerti o eventi… Si cerca di posizionare la sala come un luogo di aggregazione e fruizione anche al di là del film. Ovviamente c’è chi resiste e non ne vuole sapere e chi, invece, ci si butta a pesce: il digitale ormai dà opportunità di multi-programmazione prima impensabili (anche con 4 o 5 proiezioni al giorno), con risultati talvolta di difficile identità e comunicazione… Ma non c’è dubbio che le opportunità offerte dalle nuove tecnologie siano centrali anche per chi si occupa di formazione.

Ci racconti un po’ meglio chi sono gli “Ambassador”, nati con il progetto europeo ABCinema? Come sono stati coinvolti i ragazzi e come si collega la loro figura agli obiettivi del progetto?

L’esperienza degli Ambassador nasce nel secondo anno di ABCinema, quando abbiamo deciso di mettere in pratica un’idea che avevamo da tanto tempo: lavorare con un gruppo di persone con cui fare co-curatela e che, poi, potesse promuovere i nostri contenuti presso le cerchie di pubblico con cui è in contatto. In sostanza, appunto, un gruppo di ambasciatori.
Il “reclutamento” l’abbiamo fatto tramite percorsi didattici tradizionali all’interno di due licei di Bologna: l’Enrico Fermi e il Laura Bassi. Nelle classi coinvolte sono emerse subito le persone più interessate. Poi, con il Liceo Minghetti abbiamo iniziato un percorso di Alternanza Scuola-Lavoro prima sulla storia del cinema, a partire dalla proiezione di film e mettendoci al lavoro sui contenuti di questi film. Ne è nata la produzione di brevi clip che lo presentano, realizzate da loro con la nostra supervisione. Anche in questa occasione, al termine del percorso, sono rimasti con noi quelli più interessati.
Alla fine si è creato un gruppo di 10 persone che hanno realizzato materiali durante il festival (interviste, video, documentari) e hanno dialogato con gli altri Ambassador mandati da un altro partner del progetto europeo, di età diverse dai nostri, provenienti da Germania, Olanda, Francia e Belgio. con cui c’è stato un bello scambio di competenze e di approcci.

Hanno capito che l’obiettivo non era scrivere un buon post su Facebook ma confrontarsi con i lavori fatti dagli altri.

Per chiudere, ci racconti la “best practice” di coinvolgimento del pubblico cinematografico più interessante, innovativa o divertente che hai visto messa in pratica di recente?

Sono due. Il Watershed di Bristol è un cinema e centro culturale che è stato nostro partner per ABCinema che, da tanti tanti anni, lavora con i ragazzi tra i 16 e i 25 anni con co-programmazione, coinvolgimento diretto nelle attività e concorsi. Minifilmclub del Deutsches Film Institute di Francoforte, è un progetto con le scuole dell’infanzia che coinvolge i bambini durante molti incontri in cineteca e li impegna in attività che li mettono a contatto con il pubblico esterno, come le visite guidate fatte dai bambini per i bambini. Una volta presa confidenza con il luogo, i più esperti facevano da ciceroni ai nuovi arrivati.