Approfondimenti

B.Motion: a Bassano si danza l’Europa

By 1 Settembre 2017 Agosto 5th, 2019 No Comments

Bassano del Grappa d’estate è il cuore pulsante della cultura, almeno in Veneto, quartier generale di uno dei festival più importanti di Italia giunto alla 37esima edizione, OperaEstate Festival.

Ma c’è un festival, dentro al festival, che si tiene ad agosto a Bassano. Si chiama B.Motion ed è suddiviso in tre discipline: danza, teatro e musica. Siamo già stati altri anni a B.Motion Danza, ma quest’anno siamo stati invitati a una full immersion, grazie al corso di europrogettazione che stiamo seguendo proprio a Bassano.

B.Motion Danza è un vero catalizzatore di operatori del settore, a livello nazionale e internazionale. La settimana è stata ricca di considerazioni sulle pratiche, guardando gli spettacoli certo, ma anche incontrando direttamente le persone che hanno attivato e seguito piattaforme, network e progetti in Europa. Si tratta di reti e progetti di cui fa parte anche il Comune di Bassano con OperaEstate e la sua Casa della Danza: Dancing Museums, Pivot Dance, Aerowaves, European Dancehouse Network.

Tra i tanti stimoli raccolti cerchiamo di tracciare un fil rouge tra gli incontri, una riflessione a partire dalle pratiche raccontate che può essere utile a chi, come noi, già si occupa di progettazione europea ma, soprattutto, a chi è sul trampolino e non si decide a tuffarsi.

 

Cosa significa la progettazione europea per le organizzazioni culturali?

Le organizzazioni culturali sono specializzate nel fare grandi cose con poche risorse e poche persone, ma spesso proprio per questo non se la sentono di intraprendere la strada dell’europrogettazione. Tutte le persone con cui abbiamo parlato a Bassano fanno parte di realtà con uno staff che conta al massimo 10-15 persone; a fare la differenza, probabilmente, è stata la decisione di sviluppare delle progetti internazionali e di assegnare questo compito a una persona dedicata.

La genuinità dei progetti presentati ci ha entusiasmato. Sapere che i progetti possono davvero partire da idee semplici e dalle relazioni tra organizzazioni culturali a livello internazionale, ci ha rincuorato. A volte, anche se un progetto non viene finanziato dall’Unione Europea, la cooperazione internazionale può essere sostenuta da altri finanziatori, ad esempio, le fondazioni private – come abbiamo scoperto parlando con Elisabetta Bisaro de La Briqueterie. Proprio lei ha voluto anche evidenziare l’importanza di conoscere e farsi conoscere benissimo dagli attori locali (culturali e non), prima di muoversi con i progetti internazionali.

Theresa Beattie con un prezioso approfondimento sulla valutazione dei progetti europei ci ha fatto pensare all’utilità di questa operazione, già svelata nella sua stessa definizione: “per attivare una riflessione e assistere nell’identificazione di decisioni e cambiamenti futuri“. Quando si tratta di Europa è poi fondamentale non uscire dai binari, allineando criteri e argomenti di valutazione con le priorità del programma europeo a cui risponde il progetto finanziato. Un altro interessante spunto riguarda i feedback che possiamo ricevere dai beneficiari dei progetti culturali. Infatti, Theresa ci ricorda che di alcune variabili analizzate non saranno mai sazi: sarà normale avere la perenne sensazione di dover sviluppare più partnership, avere ancora bisogno di capire come vendere i propri prodotti culturali e acquisire maggiore know-how sulle pratiche.

 

Cosa si guadagna con un progetto europeo (oltre al finanziamento)?

Sicuramente i finanziamenti dell’Unione Europea servono a realizzare dei progetti altrimenti impossibili. Ci deve però essere altro, soprattutto se si pensa ai progetti del programma Creative Europe (che richiedono un cofinanziamento minimo del 50% da parte dei beneficiari)… !

È utile alle organizzazioni culturali per guadagnare in visibilità. Per chi è legato a uno spazio, a una città, è l’occasione di uscire dalle mura. In generale aiuta a stabilire relazioni forti con altre organizzazioni culturali, con cui collaborare in futuro. Non solo,  ma dichiararsi impegnati in un progetto europeo fa anche guadagnare la fiducia da parte di enti e cittadini a livello locale. Insomma, un vero e proprio circolo virtuoso.

I progetti europei guidano anche il cambiamento organizzativo. Ci sembra l’impatto più importante per la crescita del settore culturale: è più facile che lo stimolo ad aprirsi a nuove pratiche, adattarsi al cambiamento, ascoltare maggiormente i propri pubblici provenga proprio da nuove esperienze e dal confronto tra organizzazioni culturali. Ad esempio, l’impatto della priorità di Creative Europe sull’audience development è stato decisivo: dopo un progetto europeo votato allo sviluppo dei pubblici, a quanto pare, le organizzazioni culturali non solo ne comprendono l’importanza, ma decidono di ampliare il proprio staff interno con risorse dedicate.

Per noi di BAM! la progettazione europea è sempre stata una colonna portante dei nostri servizi. Siamo cresciuti con essa: ci ha portato tante soddisfazioni e rapporti di grande valore. Negli anni abbiamo alzato ogni volta la posta in gioco e continueremo a farlo anche nel futuro.