Skip to main content
ApprofondimentiNews

3 cose che abbiamo imparato progettando nelle aree interne

By 19 Settembre 2022No Comments

Riflessioni su ascolto, arte, identità.

BAM! lavora da sempre con organizzazioni culturali che operano per lo più in contesti urbani. Da qualche anno però il nostro network si sta espandendo, portandoci a collaborare con realtà che si muovono in paesi più piccoli, periferici, a volte remoti.

Ph. Antonio Di Cecco, courtesy of C.A.S.A. Cosa Accade Se Abitiamo

Questa tendenza è iniziata negli anni pre-Covid e con la pandemia ha subìto un’accelerazione, coerentemente con le forze centrifughe che hanno portato sempre maggiore attenzione ai territori che si trovano lontani dalle città.
Nell’ultimo anno, in particolare, ci siamo trovati ad affrontare nuove sfide in quelle che vengono chiamate “aree interne”, arrivando a seguire progetti di attivazione, partecipazione e comunicazione anche in zone montane, dette altrimenti “terre alte”.

Si tratta di territori peculiari, eterogenei, che si trovano da tempo al centro di un vivace dibattito pubblico e di iniziative politiche di rilievo. Perciò abbiamo deciso di condividere alcune riflessioni nate proprio dalle nostre esperienze, certi che continueremo a imparare da questi territori.

1. Ascolto e coinvolgimento delle persone che abitano i luoghi

 

“Se vuoi fare qualcosa per un territorio devi stare dalla sua parte”
– Anna Rizzo, I paesi invisibili

La prima regola per progettare è sempre conoscere i territori: ogni luogo ha una propria storia, dinamiche consolidate, bisogni definiti. Nel caso delle aree interne questo è particolarmente vero: in contesti piccoli è possibile attivare delle dinamiche di coinvolgimento più dirette, reti più corte e dialoghi più serrati.

Per questo, il primo passo è coinvolgere le persone che abitano i paesi e gli attori che vi operano, siano essi operatori economici, istituzionali, sociali o culturali. Come scrive Anna Rizzo nel suo libro I paesi invisibili:

“Uno dei problemi che ha affossato il dibattito sulle aree interne è quello di pensare e progettare modalità di abitare, strategie economiche, senza individuare un contesto specifico, una provincia o un comune, pensando erroneamente di posizionare una progettazione in qualsiasi area.”

Conoscere le memorie condivise di terre e paesi in cui ci si trova a progettare non è solo una buona idea per portare a frutto il lavoro, ma è anche un’occasione unica per scoprire racconti incredibili.

Ad esempio, lo sapete che in un paese della provincia di Savona, a Boissano, negli anni ‘60 Marie Louise Jeanneret, proprietaria insieme al marito di un’importante galleria di Ginevra, decise di costituire un Centro Sperimentale d’Arte? Proprio così: un centro d’arte in cui nei decenni successivi sono passati e hanno lavorato personaggi del calibro di Andy Warhol, Rothko, Pomodoro e Alberto Giacometti.

Non è un fatto che gode della fama che meriterebbe e noi lo abbiamo scoperto lavorando ad Avanguardie a Ponente, un progetto sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo tramite il bando In Luce, che punta a valorizzare le identità culturali dell’entroterra ligure, di cui siamo promotori insieme ad Amici di Casa Jorn, MiC-Soprintendenza ABAP delle province di Imperia e Savona, Fondazione Agostino De Mari e Dialoghi d’Arte.

Avanguardie a Ponente ci ha portato a Boissano, Calice Ligure, Cosio D’Arroscia, Terzorio, per organizzare assieme ai partner dei laboratori di partecipazione. La cittadinanza coinvolta ci ha parlato dei luoghi del cuore, raccontandoci storie di artisti di livello mondiale che hanno vissuto in quelle terre, e ci ha trasmesso i propri bisogni e le proprie visioni per stimolare l’attrattività dei territori.

Proprio in questi giorni, in tre comuni coinvolti dal progetto si stanno svolgendo una serie di eventi dedicati alla cittadinanza e ai più curiosi, che mirano a far rivivere quelle memorie e a valorizzare il patrimonio storico e artistico nascosto tra le vie dei paesi. Puoi scoprire i prossimi eventi organizzati nell’ambito del progetto Avanguardie a questo link.

Se invece vuoi approfondire il tema della valorizzazione delle aree interne con progetti artistici e culturali, qui sotto e rivedere i due webinar promossi nell’ambito di Avanguardie a Ponente sul tema “Luoghi remoti e terre alte: quale rigenerazione possibile?”

La rigenerazione culturale dei borghi e “terre alte”: progetti, casi e reti, giovedì 8 settembre 2022

Marketing territoriale per terre difficili: casi di storytelling e branding, giovedì 15 settembre 2022

2. Arte e cultura come leve per la valorizzazione territoriale

Una seconda evidenza che vogliamo sottolineare riguarda il ruolo dell’arte, dell’architettura e delle attività culturali come leve per la valorizzazione territoriale. Non – di nuovo – progetti ideati a tavolino e calati dall’alto sui territori, ma opere, installazioni e iniziative che nascono e si sviluppano con la partecipazione attiva delle comunità.

Come esempio vi portiamo Frontignano Art Walks, un itinerario artistico-culturale che promuove una riflessione sul senso dell’abitare le terre alte, e lo fa attraverso la realizzazione di opere di arte pubblica all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, per la precisione a Frontignano di Ussita (MC).

Il progetto nasce a partire da un lavoro condiviso con la comunità del luogo, portato avanti da Sineglossa (capofila di Frontignano Art Walks) in occasione della redazione della guida Nonturismo.
Proprio da questo lavoro partecipato sono nate alcune riflessioni sul senso dell’abitare le aree montane oggi, che hanno stimolato la progettazione di opere di arte pubblica che verranno realizzate all’interno dell’abitato di Frontignano e nei territori limitrofi con il coinvolgimento di maestranze artigiane locali e utilizzando materiali ecosostenibili e di riciclo.

Una volta completate, le opere diventeranno parte di un nuovo itinerario percorribile a piedi che collegherà le installazioni, passando per abitazioni, boschi e vedute panoramiche, mettendo in dialogo natura e cultura, paesaggio e storia. L’itinerario diventerà parte di pacchetti turistici originali, pensati per un pubblico sensibile al turismo responsabile e al connubio tra natura e arte contemporanea.

 

“[…] sentieri e borghi sono un tutt’uno, e da questo tutt’uno potremmo impostare una rigenerazione più coerente con lo spirito del borgo, con il desiderio di riabitarli e, pure, aprendo a forme di turismo.”
– Paolo Pileri, “Borghi e sentieri assieme: la ricetta della rigenerazione”, in Contro i borghi

 

3. Riscoprire l’identità dei luoghi per il rilancio dei paesi

Alla base del lavoro nelle aree interne c’è un passaggio che ricorre sempre e che è bene mettere in luce per evitare che venga dato per scontato: la riscoperta dell’identità di un territorio.

Riscoprire l’identità di un territorio può significare far emergere un patrimonio sopito da rilanciare, ma può voler dire anche trovare un nuovo filo rosso che leghi le vicende di un paese, le storie condivise di una comunità, le espressioni del patrimonio artistico. Solo a partire da questa emersione è possibile sviluppare nuove narrazioni alla base di strategie di rilancio innovative.

Se vuoi conoscere meglio i progetti di cui abbiamo parlato:

Consigli di lettura:

  • Anna Rizzo, I paesi invisibili, ilSaggiatore (2022)
  • Filippo Barbera, Domenico Cerosimo e Antonio De Rossi (a cura di), Contro i borghi. Il Belpaese che dimentica i paesi, Donzelli Editore (2022)
  • Mario Rigoni Stern, Le vite dell’Altipiano. Racconti di uomini, boschi e animali, Einaudi (2015)

Contributor Pietro Mantovani