Approfondimenti

Se un giorno d’estate l’Audience Development a Torino

By 22 Giugno 2017 Agosto 26th, 2019 No Comments

Immaginate di vedere un pomeriggio, sul terrazzo del Museo Egizio di Torino 60 persone che parlano senza sosta di audience development, engagement, target e impatto culturale. E che ogni 20 minuti suoni un antico gong egizio.

No, non si tratta di allucinazione da afa estiva, ma dell’esito dello sviluppo di competenze in materia di almeno una fetta di settore culturale italiano, avvenuta anche grazie al bando Open della Compagnia di San Paolo.

Abbiamo infatti appena partecipato, in qualità di esperti in audience development, all’evento “Audience Development è Innovazione Sociale” organizzato dall’Osservatorio Culturale del Piemonte e dalla Compagnia di San Paolo.

Cos’è l’Audience Development?

La mattinata dell’evento, parte pubblica svolta al Piccolo Teatro Regio, ha saputo mettere insieme una panoramica di approcci al tema davvero eterogenei e al tempo stesso complementari. A partire dalla rigorosa (e necessaria) ricerca “Study on Audience Development. How to place audiences at the centre of cultural organisations”, presentata da Luisella Carnelli, che prende in esame più di 30 casi di studio in tutta Europa individuando i tratti comuni nell’approccio ai pubblici. Ci piace immaginare che un’organizzazione culturale che non abbia mai sentito parlare di audience development prima d’ora capiti nella pagina della ricerca in cui c’è scritto che il loro pubblico si divide in 3: per abitudine, per scelta, per stupore. Che l’audience development sia importante anche a livello strategico per le politiche culturali cittadine ce lo hanno confermato Saragozza e Varsavia, presentandoci rispettivamente un piano integrato tra organizzazioni culturali pubbliche e private e un lavoro di indagine capillare sui pubblici. A San Salvario (Torino) se ne occupa un ente privato, l’Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario Onlus, ponendosi come “spazio di soglia” per la comunità: la lettura consigliata per capire qualcosa in più è questa. La mattinata si è conclusa con le visioni provenienti dalla parte dell’Europa che pratica da ormai più di 50 anni l’audience development. Stephen Audley della Queens University di Belfast, correndo da una parte all’altra del palco per esacerbare la stanchezza di un viaggio estenuante, ci ha portato a riflettere su concetti contrapposti rispetto all’ampliamento della fruizione culturale: su tutti quello della democratizzazione della cultura Vs. la democrazia culturale.

 

Un Open Speed-Date!

Torniamo sul tetto dell’Egizio.

Biblioteche e archivi, musei, cinema, cultura popolare, circo, centri studi, festival di musica: ecco gli ambiti culturali dei 7 progetti (rispettivamente linkati) che abbiamo conosciuto meglio nel pomeriggio… mentre i nostri compagni di Open Amici di Casa Jorn facevano conoscere Museo Senior ad altrettanti interlocutori culturali.

Alcune riflessioni sorte da questi incontri, in ordine sparso.

  • non siamo sicuri che l’audience development sia sempre innovazione sociale. Ma ci siamo convinti che per alcune realtà che lavorano nel sociale in modo innovativo, il tassello culturale sia quello che permette di parlare di inclusione sociale a 360°.
  • l’importanza di andare oltre all’intuizione e di dichiarare di voler cambiare. Le progettualità mirate a target molto particolari e ristretti hanno bisogno di prendersi tutto il tempo di analisi, dialogo, ricerca di un riscontro. Il rischio è di farsi prendere dall’entusiasmo di coinvolgere un determinato pubblico e poi di non rispondere alle sue effettive esigenze.
  • i progetti sul territorio, quelli social e partecipativi, sono tanti. Tutti molto diversi tra loro, mettono al centro il patrimonio culturale immateriale, che poi si fa veicolo di un patrimonio culturale tangibile diffuso sul territorio. Ci siamo procurati una spilla della Rete Italiana di Cultura Popolare che in questo senso parla chiaro: “Io spaccio cultura”