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Community engagement e partecipazione in un sito UNESCO: “Visioni Comuni” per il futuro dei Cicli affrescati del XIV secolo di Padova

By 16 Settembre 2026No Comments

L’iscrizione di un sito culturale alla World Heritage List richiama naturalmente una maggiore attenzione alla tutela e alla conservazione del bene, in virtù del suo riconosciuto eccezionale valore universale. L’attenzione che porta con sé la nomina rende inoltre prioritario interrogarsi su chi partecipa alla costruzione del suo futuro e su quale ruolo possano avere le persone e le comunità che quei luoghi li abitano, li attraversano e li vivono.

Anche alla luce di queste considerazioni, negli ultimi anni, la partecipazione è diventata sempre più importante nella definizione e nell’aggiornamento dei Piani di Gestione dei siti UNESCO. Ciò riflette una crescente consapevolezza del valore universale del patrimonio culturale, ma pone anche una domanda fondamentale: come possiamo progettare e realizzare processi e metodi che rendano la partecipazione davvero capace di ascoltare e valorizzare le voci dei pubblici e degli stakeholder

E quindi, cosa significa, concretamente, attivare percorsi partecipativi in un sito UNESCO? Chi coinvolgiamo quando parliamo di comunità? 

Su questa premessa si è inserito Visioni Comuni, il percorso progettato e curato da BAM! per l’Ufficio Patrimonio Mondiale del Comune di Padova e finanziato dal Ministero della Cultura attraverso i fondi della Legge n. 77 del 2006. Avviato nel maggio 2025 e conclusosi circa un anno dopo, il progetto ha accompagnato l’aggiornamento del Piano di Gestione del sito “I cicli affrescati del XIV secolo di Padova”, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra chi il patrimonio lo gestisce, chi lo vive e chi, in modi diversi, contribuisce a costruirne il futuro.

Un sito, quello padovano, che per sua stessa natura chiede di essere raccontato e gestito come una rete. Esso è infatti composto da otto complessi edilizi religiosi e secolari, distribuiti all’interno delle mura della città: luoghi diversi tra loro, ma accomunati dalla presenza di alcuni dei più importanti cicli di affreschi del Trecento, realizzati tra il 1302 e il 1397 e capaci, nonostante la pluralità degli artisti, di restituire una straordinaria unità di stile e di visione.

Questa pluralità di luoghi si accompagna a una pluralità di soggetti che se ne prendono cura. I diversi complessi hanno infatti proprietari differenti, che si incontrano e collaborano all’interno di un Comitato di Pilotaggio. È una caratteristica che rende ancora più evidente quanto, per un patrimonio come questo, la collaborazione sia una condizione necessaria.

Coinvolgere è la chiave, dagli stakeholder alle comunità di riferimento

L’aggiornamento di un Piano di Gestione non è soltanto un adempimento tecnico: è un momento strategico in cui si ridefiniscono priorità, obiettivi e prospettive per il futuro di un sito UNESCO. In Visioni Comuni, la partecipazione è stata quindi pensata come un metodo di lavoro, integrato nel processo di pianificazione.

Questo ha significato innanzitutto allargare progressivamente il perimetro del confronto: dai soggetti istituzionali e dai proprietari delle otto componenti del sito seriale, alle organizzazioni culturali, turistiche, sociali e socio-aggregative; dagli stakeholder organizzati alle diverse persone e comunità che vivono e attraversano la città.

Il passaggio dallo stakeholder engagement al community engagement pone però una questione di metodo. Aprire un incontro “a tutte e tutti” non garantisce, di per sé, che esperienze e prospettive differenti trovino effettivamente spazio. Familiarità con le istituzioni, disponibilità di tempo, conoscenze, linguaggi e condizioni di accesso possono facilitare la partecipazione di alcune persone e ostacolare quella di altre.

Per questo il percorso è stato articolato in fasi e approcci e strumenti differenti, costruiti a partire dagli interlocutori coinvolti e dagli obiettivi dell’ascolto.

Progettare le condizioni per partecipare

Tra maggio e giugno 2025, in una prima fase, sono stati messi a confronto competenze, interessi e prospettive dei soggetti istituzionali, degli enti proprietari delle otto componenti del sito seriale e di rappresentanti delle organizzazioni culturali e socio-aggregative, del settore turistico e delle attività produttive del territorio.
Attraverso l’organizzazione di tavoli di lavoro sono state raccolte percezioni, criticità, bisogni e aspettative sul futuro del sito: una prima costruzione condivisa di conoscenza, necessaria per mettere in relazione il valore universale del patrimonio con le priorità e le esperienze che emergono dal territorio.

Nella fase successiva è stato ampliato il coinvolgimento attraverso percorsi dedicati a pubblici e comunità differenti: famiglie, persone anziane, persone con background migratorio e persone sorde.
A cambiare, insieme agli interlocutori, è stato anche lo strumento utilizzato. Le visite esplorative hanno portato l’ascolto direttamente nei luoghi, permettendo di attraversare il sito a partire dall’esperienza concreta delle persone coinvolte. In questo modo sono potute emergere barriere e opportunità difficilmente rilevabili attraverso una discussione astratta o un questionario. Per ognuno dei pubblici coinvolti nelle visite è stata inoltre progettata una scheda adattata per la raccolta dei dati e di informazioni utili in un secondo momento alla definizione della strategia.

Tavoli di lavoro, focus group e visite esplorative non costituiscono quindi semplicemente una cassetta degli attrezzi della partecipazione. La scelta del dispositivo è essa stessa parte del metodo: dipende da chi vogliamo coinvolgere, cosa vogliamo comprendere e quali condizioni possono permettere alle persone di contribuire effettivamente.

Maggio - Giugno 2025

Analisi e ascolto degli stakeholder chiave

Settembre - novembre 2025

Passeggiate esplorative con pubblici specifici

Febbraio 2026

Maratona di co-progettazione con gli studenti e le studentesse dell’Università di Padova

Costruire le idee per il futuro: dall’ascolto alla co-progettazione

Partecipare, però, non significa soltanto essere ascoltati. Un processo può diventare anche uno spazio di apprendimento reciproco, nel quale conoscere meglio il patrimonio, confrontare competenze e trasformare progressivamente un punto di vista in una proposta. È la logica che ha guidato Hacking World Heritage – Una maratona di idee per il futuro del Sito UNESCO, che il 27 e 28 febbraio 2026 ha coinvolto giovani tra i 18 e i 30 anni in due giornate di progettazione collaborativa.

Con la maratona, il ruolo dei partecipanti si è spostato ulteriormente: dalla condivisione di percezioni e bisogni alla costruzione di idee. Lavorando in gruppi multidisciplinari e partendo dalla realizzazione di interviste empatiche con i rappresentanti dei target selezionati, ragazze e ragazzi hanno messo in comune conoscenze e competenze provenienti da background formativi differenti per elaborare micro-progetti e possibili soluzioni dedicate alla conoscenza, alla fruizione e all’esperienza del sito.

Progettare un processo partecipativo significa prima di tutto creare le condizioni perché il confronto possa essere realmente significativo. Significa capire chi coinvolgere, quali domande porre, quali informazioni mettere a disposizione e quali strumenti utilizzare per far emergere punti di vista, esperienze e competenze differenti. Ma significa anche accompagnare le persone nella lettura delle situazioni, dei problemi e dei bisogni, trasformando il confronto in un’occasione per immaginare insieme possibili risposte.

La qualità della partecipazione, quindi, non si misura soltanto dal numero di persone coinvolte, ma dalla capacità di creare uno spazio in cui ciascuno possa portare il proprio punto di vista e contribuire alla costruzione di una visione condivisa. In questo processo, il ruolo di chi facilita è fondamentale: non quello di fornire risposte, ma di mettere le persone nelle condizioni di elaborarle insieme.

Dalla partecipazione alla strategia 

La partecipazione acquista una dimensione più strutturale quando esiste una relazione riconoscibile tra ascolto, progettazione e decisioni successive. Restituire gli esiti, rendere leggibile il modo in cui i contributi entrano nella pianificazione e creare occasioni per continuare il confronto non rappresentano soltanto trasparenza del processo, ma una parte della sua stessa credibilità.

È proprio nella continuità tra ascolto, progettazione, attuazione e verifica che il community engagement può trasformarsi in nuove forme di governance partecipativa: le comunità non vengono coinvolte soltanto per raccogliere un contributo, ma trovano spazi per continuare a prendere parte all’evoluzione delle scelte.

In questo senso Visioni Comuni diventa non soltanto un percorso di ascolto e raccolta di input per aggiornare un Piano di Gestione, ma un’occasione per sperimentare una relazione diversa tra patrimonio, istituzioni e comunità. Perché fare partecipazione all’interno di un sito UNESCO significa riconoscere che il patrimonio mondiale non è solo un’eredità del passato, ma una responsabilità collettiva e una risorsa viva, che trova senso pieno solo nel dialogo con la comunità che lo abita.