Approfondimenti

Ospiti da Berlino. Tre domande a Matthias Krause

By 2 Marzo 2016 Agosto 5th, 2019 No Comments

Quasi quanto il mercato delle automobili, più di quello delle telecomunicazioni: tanto vale l’industria della creatività e della cultura in Italia.

Lo dice lo studio di Italia Creativa condotto da Ernst & Young, secondo il quale, nel 2014, il settore delle imprese creative ha generato un valore economico di 46,8 miliardi di euro, 2,9% del prodotto interno lordo, occupando quasi un milione di persone (il 3,8% della forza lavoro del nostro Paese) con percentuali di giovani ha tra 15 e 39 anni e donne in linea con le medie europee.

Sono numeri che, non solo fanno ben sperare, ma che, dal nostro punto di vista, stimolano una riflessione sugli spazi dedicati alla produzione e alla fruizione culturale e sulle realtà che li animano. Quali ruoli hanno assunto negli ultimi anni e quale il loro peso in termini occupazionali e di fatturato? Visto che non amiamo dircela e cantarcela tra noi, iniziamo da oggi una raccolta di interviste, suggestioni, consigli e chiacchere con chi, in Italia e in Europa questo cammino l’ha intrapreso e lo sta intraprendendo. Aprendo le serrande ogni giorno.

Partiamo dalla Germania, che ha il tasso di disoccupazione giovanile è il più basso d’Europa, puntiamo la lente di ingrandimento su Berlino, dove nel 2005, Matthias Krause e Patrice Lux hanno fondato Neu west Berlin, un progetto con residenza temporanea a Kreutzberg, ma in continuo divenire, seguendo la filosofia di occupare aree urbane dismesse. Abbiamo portato Matthias a Bergamo per presentare la loro realtà al gruppo di lavoro sul progetto Ritorno al Futuro e abbiamo approfittato dell’occasione per fargli una breve intervista.

Ci racconti com’è nato Neu West Berlin?

Tutto è nato grazie dall’iniziativa del mio socio Patrice che, nel 1989, a seguito della caduta del muro di Berlino iniziò a collezionarne pezzi di grandi dimensioni (stiamo parlando anche di monoliti di 40 tonnellate di cemento!). Da allora ha iniziato a movimentarle e a trasferirle di sede in sede per tutta la città, partendo da cortili di edifici abbandonati attirando fin da subito l’interesse degli artisti (anche molto affermati).

Al momento occupiamo uno spazio di 1000 metri quadrati a Kreuzberg. E non pensiate che sia grande: l’ultimo che abbiamo avuto era un’edifico a 10 piani che, prima di noi, ospitava 300 uffici! Neu West Berlin ha da sempre fatto leva sul Muro di Berlino e sul suo potere evocativo, di conseguenza, è stato naturale, fino a pochi anni fa, concentrare la nostra attenzione sulla street and urban art. Negli ultimi anni stiamo invece lavorando su altre correnti, accogliamo performance e artisti da tutto il mondo.

Spiegaci meglio, qual è il vostro modello gestionale?

Il core team di Neu West Berlin è formato 4 persone che lavorano a tempo pieno sul progetto (io sono una di queste). Attorno a questo nucleo gravitano una decina di professionisti che, a vario titolo, collaborano su diversi aspetti: come il fundraising e lo scouting degli artisti. Negli anni il progetto ha raccolto il favore e l’entusiasmo di molti, quindi possiamo avvalerci anche di una cerchia più ampia di collaboratori e “amici” che ci propongono progetti che finiamo per realizzare insieme.

Di cosa viviamo? Del “giro” di alcuni pezzi del muro per il mondo che offriamo a titolo più o meno oneroso (per esempio, ora alcuni sono in trasferta in Italia), dell’organizzazione di eventi presso il nostro spazio (a cui spesso associamo un servizio catering), dell’affitto di locali per grandi eventi o di alcuni studi per motivi lavorativi. Ci avvaliamo anche della collaborazione di artisti affermati che qualche volta sovvenzionano la permanenza nei nostri spazi di artisti emergenti, della partnership con aziende private (ultimamente abbiamo lavorato con la fabbrica di ceramica Rosenthal che ha realizzato delle riproduzioni in scala di alcuni nostri pezzi). Non abbiamo ancora usufruito di fondi pubblici: il nostro successo, per ora, deve molto alla capacità di creare entusiasmo, supporto e consenso attorno alle nostre attività.

Un’ultima domanda chiave: con quale forma giuridica vi siete costituiti?

In realtà ne abbiamo diverse. Siamo un’associazione culturale e gestiamo la maggior parte delle nostre attività con questa forma. Ma noi 4 del core team abbiamo anche creato una società privata: è stato necessario nel momento in cui abbiamo iniziato a confrontarci con altre imprese private (dai proprietari degli immobili con i quali firmiamo contratti di locazione ai partner commerciali).

Dal cuore pulsante dell’arte contemporanea a uno dei luoghi di villeggiatura più amato dai tedeschi in Italia: da un luogo comune all’altro, la prossima volta vi portiamo ad Abano Terme, dove l’Associazione Culturale Khorakhanè sta smontando gli stereotipi della provincia italiana.

Stay tuned!

 [:en]

The creativity and culture sector in Italy is almost as important as the Automotive Industry and generates more than the telecommunications industry.

This was declared in the Italia Creativa study conducted by Ernst & Young, according to which, in 2014, the creative sector generated an economic value of 46.8 billion euro, 2.9% of gross domestic product, employing just short of a million people (3.8% of the workforce of our country) with the percentage of young people between 15 to 39 years old and women in line with European averages.

These figures not only bode well, but from our point of view, trigger a reflection on the spaces dedicated to cultural fruition and creativity and the entities that encourage them. What roles have they taken on in recent years and what is their weight in terms of employment and turnover? Given that we do not love to sing and dance about it ourselves, from today we have begun a collection of interviews, suggestions, tips and chats with those who, in Italy and in Europe have undertook and are undertaking this journey. Opening doors every day.

Partiamo dalla Germania, che ha il tasso di disoccupazione giovanile è il più basso d’Europa, puntiamo la lente di ingrandimento su Berlino, dove nel 2005, Matthias Krause e Patrice Lux hanno fondato , un progetto con residenza temporanea a Kreutzberg, ma in continuo divenire, seguendo la filosofia di occupare aree urbane dismesse. Abbiamo portato Matthias a Bergamo per presentare la loro realtà al gruppo di lavoro sul progetto  e abbiamo approfittato dell’occasione per fargli una breve intervista. Let’s start with Germany, which has the lowest youth unemployment rate in Europe, by putting a magnifying glass on Berlin, where in 2005, Matthias Krause and Patrice Lux founded Neu west Berlin, a project with temporary residence in Kreutzberg, but in constant evolution, following the philosophy of occupying urban wastelands. We brought Matthias to Bergamo to present their idea to the working group working the project Back to the Future and took advantage of the occasion to briefly interview him.

Can you tell us how Neu West Berlin was born?

It all started with the initiative of my partner Patrice who, in 1989, following the fall of the Berlin Wall, began collecting large pieces (we’re also talking about monoliths of 40 tons of concrete!). Since then she began to move them and transfer them to the different sites all over the city, starting with courtyards of abandoned buildings, immediately attracting the interest of artists (some who were very well established).

We currently occupy a space of 1000 square meters in Kreuzberg. And do not think for a minute that it’s big: the last one we had was a 10 story building that before us housed 300 offices! Neu West Berlin has always relied on the Berlin Wall and its evocative power, therefore it was natural, even a few years ago, to focus our attention on street and urban art. In recent years however we have been working on other channels, we welcome performances and artists from all around the world.

Can you explain your business model a little better for us?

The Neu West Berlin core team consists of four people working full-time on the project (I am one of them). Around this nucleus revolve around ten professionals who, for various reasons, work on different aspects such as fundraising and scouting for artists. Over the years, the project has gathered the support and enthusiasm of many people, which means we can also make use of a wider circle of partners and “friends” who propose projects that we end up accomplishing together.

What do we live on? The world “tour” of some pieces of the wall that offer for a considerable sum (for example, some are now on their way to Italy), the organization of events in our space (for which we often offer a catering service ), the renting of spaces for larger events or studies for work projects. We also use the services of established artists that sometimes subsidize their stay in our areas of emerging artists, the partnership with private companies (lately we have worked with Rosenthal ceramic factory that produced the scale reproductions of some of our pieces). We have not yet used public funds: our success, for now, is much owed to the ability to create enthusiasm, support and consensus to our activities.

One last key question: which legal status did you set up with?

To be honest we have several. We are a cultural association and manage the majority of our activities under this status. But 4 of our core team have also created a private company: it was necessary from the moment in which we started to deal with other private enterprises (from property owners with whom we sign lease agreements to trading partners).

From the beating heart of contemporary art, to one of the most loved holiday resorts in Italy by the Germans: from one common place to another, next time we will take you to Abano Terme, where the Cultural Association Khorakhanè is dismantling the stereotypes of rural Italy.

Stay tuned!