Approfondimenti

Ospiti da Abano Terme. Tre domande a Khorakhanè

By 10 Marzo 2016 Agosto 5th, 2019 No Comments

Dopo una breve puntata a Berlino, torniamo con i piedi in Italia, per mostrarvi come vive un’associazione culturale che ha scelto di piantare le radici in un sonnacchioso ma fertilissimo terreno di provincia, risvegliandolo.

Abbiamo incontrato a Bergamo Beatrice Damiani e Sara Pedron, co-fondatrici dell’APS Khorakhanè, dove hanno riportato la loro esperienza al gruppo di lavoro di Ritorno al Futuro, il progetto di riattivazione di luoghi di interesse collettivo che stiamo coordinando.

Prima delle domande, una breve intro sull’associazione nata 10 anni fa ad Abano Terme.

Lo scopo principale di Khorakhanè è l’attivazione del territorio attraverso la promozione di iniziative dei soci e dei giovani in generale. Come lo fa? Da un lato incentivando la partecipazione diretta dei soci ad attività da loro stessi concepite e di cui sono i principali protagonisti. Dall’altro attraverso un uso intelligente degli spazi. Dalla trasformazione di un ex edificio industriale, l’associazione ha infatti dato vita a I’M Lab, uno spazio con molte funzioni: luogo di lavoro dove stanno nascendo progetti di impresa, un ambiente per le attività di gruppi di professionisti che operano nel campo della didattica, dell’arte, dell’allestimento, del design e dello sviluppo web, uno spazio per eventi e in cui si offrono servizi culturali e sociali orientati ai diversi soggetti della comunità (giovani, soggetti svantaggiati, enti pubblici, enti privati profit e no profit, famiglie, ecc.). Così, ci spiegano, è possibile coniugare le esigenze del mercato con i principi di equità, di sostenibilità ambientale e di pari opportunità.

Nel vostro progetto l’equilibrio tra spazi e persone che vi operano ci sembra molto importante, come siete strutturati? 

I’M Lab è uno spazio estremamente dinamico, ad arricchirlo, le tante esperienze che si incrociano al suo interno, grazie alle persone che vi portano professionalità e volontà di condividere conoscenza, inventiva e idee anche al di fuori del proprio gruppo di lavoro. Questi scambi proficui tra diversi soggetti stanno favorendo l’avvio di alcuni percorsi imprenditoriali, ne sono l’esempio alcuni gruppi già molto autonomi, come I’M Design, e I’M A.R.T. (arte, relazione, territorio) che hanno i propri clienti e le proprie commesse.

Oggi abbiamo oltre 50 giovani iscritti, tra i 20 e i 30 anni ma, grazie agli eventi di ogni tipo, ogni giorno passano di qua moltissime persone, da tutto il Veneto e oltre.

Il management dell’associazione, che vive di questa attività, è composto da noi due e altre 3 persone. Poi abbiamo diversi collaboratori e il prezioso supporto dei volontari (sono tanti a proporsi come tali, forse è un segno che il percorso di attivazione territoriale battuto negli anni andava nella direzione giusta.)

È un sistema ricco e complesso, come si sostiene? 

Grazie agli 80 mila euro vinti con la partecipazione a Funder35 abbiamo potuto avviare il percorso di I’M Lab e l’apertura dello spazio, poi lavoriamo allo sviluppo di progetti culturali e sociali da attuare sul territorio e abbiamo convenzioni stipulate con Comuni limitrofi (soprattutto su temi sociali). Gli eventi estivi e l’attività del bar, che sfruttano il grande spazio esterno, sono una ulteriore voce di entrate.

Se possiamo dare un consiglio a chi sta intraprendendo un percorso simile: nel gestire le spazi, persone e flussi di lavoro, non dimenticate di tenere d’occhio la liquidità, non solo il bilancio!

Prima di salutarvi, se doveste descrivere in poche parole i vostri punti forti, cosa direste? 

L’aver creato uno spazio di partecipazione tra persone con diversi background e professionisti con competenze tra le più varie, che spesso porta all’attivazione di realtà imprenditoriali e arricchisce di contenuti sempre nuovi le attività che promuoviamo.

La provincia come scelta: non sono solo i grandi centri economici ad offrire opportunità per i giovani, siamo la prova che le aree apparentemente meno vivaci sono quelle che una volta che se ne individuano i bisogni –come la necessità di avere dei luoghi di aggregazione– possono offrire opportunità vere di crescita. Negli anni ne stiamo avendo la conferma: sono sempre più i giovani che dal centro di Padova si spostano per partecipare alle nostre iniziative.