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“Aperture Straordinarie”, vi spiego com’è andata!

By 24 Luglio 2018 Agosto 6th, 2019 No Comments
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La parola alla nostra Giulia Albanese, tirocinante e preziosa collaboratrice nel caldo giugno emiliano quando, insieme a Museomix Italia, abbiamo organizzato l’Intercommunity meeting di Bologna e  Aperture Straordinarie, un pomeriggio di dialogo aperto a chiunque su open innovation e partecipazione nel settore culturale.

Non immaginavo minimamente che Museomix fosse come un virus, uno dei più contagiosi e più creativi conosciuti in Europa.

All’inizio, a chi non lo conosce, Museomix viene presentato così: “un laboratorio creativo multidisciplinare che, grazie al lavoro di squadra di esperti di vari settori (comunicatori, designer, maker, programmatori, mediatori culturali ed esperti dei contenuti) che per tre giorni si riuniscono per progettare e realizzare prototipi tecnologici e altri strumenti di mediazione e valorizzazione all’interno di un museo”. Sì, il format in soldoni si può sintetizzare in questo modo ma, grazie a questa esperienza con BAM!, ho capito che Museomix è molto, molto altro e ha tanto a che vedere con l’innovazione non solo tecnologica, la partecipazione e i dati aperti: elementi da cui non si può prescindere se si progetta per rendere i luoghi della cultura sempre più partecipati e inclusivi.

Museomix è prima di tutto una community internazionale, coesa e collaborativa, rafforzata da incontri organizzati, due tre volte l’anno, sempre in una città diversa, che accoglie per un fine settimana i museomixer. I così detti Intercommunity meeting, nascono per raccontarsi l’esito di eventi passati, scambiare opinioni e trattare i temi più salienti con l’obiettivo di rendere Museomix sempre migliore, evolvendosi in base alle esigenze del settore museale, anche in base alle specificità geografiche.

Ma l’“Interco” è anche un’occasione, da un lato, per disseminare nella città ospitante questo carattere internazionale di Museomix, portare testimonianze di professionisti da tanti diversi settori, accomunati da una passione per l’apertura a nuove esperienze per i luoghi della cultura e del patrimonio.

Dall’altro, l’Interco è un momento tanto atteso dai partecipanti, per conoscere i luoghi dell’innovazione culturale della città e della nazione ospitante e i suoi attori.

Proprio per creare questa possibilità di incontro tra la città di Bologna i rappresentanti della community arrivate da diverse parti d’Europa, Museomix Italia e BAM! Strategie Culturali hanno organizzato presso Palazzo Pepoli – Museo della storia di Bologna, Aperture Straordinarie”, un pomeriggio di brainstorming, scambio di esperienze e idee, invitando istituzioni, operatori culturali e attivatori di comunità a confrontarsi in un contesto informale.

La Sala della cultura di Palazzo Pepoli, antico salone da ballo incorniciato da dodici figure femminili protagoniste della storia cittadina, è stato terreno fertile di confronto attivo su tematiche riguardanti l’open innovation.

Magicamente alle 15:30 tutto ha preso forma, la sala si è trasformata in un acquario dove relatori moderatori e chi, come me, “vittima” del contagio, ha preso posto. Iniziano le danze! Il modello scelto per il meeting è stato il Fishbowl Conversation che prevede una particolare disposizione, utile a conferire orizzontalità al dialogo: i relatori sono posti al centro della sala e, tra un relatore e l’altro, vengono disposte delle sedie da occupare di volta in volta, un panel dopo l’altro, per inserirsi alla discussione alla pari.

Il pomeriggio è stato scandito da 4 panel, ognuno un argomento specifico, per declinare al meglio le tematiche di open innovation e partecipazione su cui verteva l’incontro.

1. Interdisciplinarietà: un primo panel moderato da Chiara Organtini attiva in Museomix Italia, curatrice e project developer del “Terni international performing arts festival” sotto il cappello di Indisciplinarte. I relatori, che hanno condiviso con noi i loro progetti:

-Georgia Cantoni, responsabile comunicazione, area web e nuovi media e delle collezioni etnografiche presso i Musei Civici di Reggio Emilia (che BAM! ha intervistato qualche tempo fa). Ci ha portato una riflessione sulle scelte comunicative del museo, visto come un laboratorio dove tradizione e innovazione si mischiano per dare vita a una identità sociale a cui anche i cittadini sono chiamati a partecipare con molte iniziative, dal vivo e online. Un esempio: le iniziative 365 cose da raccontare e Ritratti di paesaggio, attraverso le quali il pubblico ha la possibilità di implementare e arricchire con i propri aneddoti la raccolta di storie legate agli oggetti della collezione.

-Fabio Fornasari: direttore artistico del Museo Tolomeo dell’Istituto Ciechi Francesco Cavazza di Bologna, nel 2016 ha seguito la candidatura del Museo Tolomeo alla prima edizione italiana di Museomix. Ci ha presentato il Museo Tolomeo, dove installazioni interattive, arte e ambiente si incontrano, raccontando anche in forma emozionale la storia dell’Istituto Francesco Cavazza di Bologna e introducendo i vedenti all’esperienza che un non vedente può avere del mondo e, in particolare, della città di Bologna.

-Elisa Monsellato: project manager di Swapmuseum, si occupa di innovazione culturale e audience engagement in Puglia. Swapmuseum si pone come obiettivo l’incontro tra giovani e i musei riuscendo, grazie ai contenuti prodotti dai ragazzi, a ottenere nuovi pubblici e a riportare la cultura al centro della vita sociale. Un altro grande merito di questo progetto? Abituare il personale delle istituzioni museali a confrontarsi con nuovi approcci: contaminare e mixare le parti.

2. Digitale. Il secondo panel, moderato da Elena Bertelli, project manager per BAM! Strategie Culturali e addetta comunicazione di Museomix Italia, ha visto succedersi gli interventi di:

-Luca Palli: founder e technical referee di Museomix Svizzera, ci ha descritto l’esperienza dell’incontro tra Museomix e diversi FabLab, chiamati a supportare il museo protagonista della prima edizione; incontro che ha dato vita alla community svizzera dei FabLab, in cui diversi fablab della nazione operano su progetti comuni, basandosi esclusivamente su piattaforme open.

-Sam Donvil lavora presso il PACKER vzw Center of Expertise for Digital Heritage, ha voluto porre l’attenzione su progetti open e collaborativi legati alla divulgazione del patrimonio culturale, come Wiki Loves Heritage un’iniziativa del dipartimento della cultura fiammingo che attraverso la donazione di riproduzioni digitali e metadati di immagini su piattaforma, puntano a migliorare la presenza del patrimonio fiammingo anche sul web.

-Viola Invernizzi è storica dell’arte e Project manager di Promemoria, recentemente impegnata nell’organizzazione della prima edizione di Archivissima a Torino, ha presentato il progetto “Punctum” un’opportunità di incontro tra l’arte contemporanea e gli archivi. Ci ha inoltre raccontato come Promemoria avvicina i pubblici alle collezioni digitalizzate, ovvero, concentrando buona parte dello sviluppo progettuale delle proprie piattaforme su User experience e ricercando nuove forme di narrazione (progetto Punctum che punta all’incontro tra arte contemporanea e archivi).

3. Formati. Questo panel, moderato Ilaria Valoti, museologa e membro di Museomix Italia, ha visto mettere a confronto Museomix e altri format pensati per innovare il modo di vivere, proporre e raccontare il museo. Ne hanno parlato:

-Nicolette Mandarano, Media Digital Curator della Galleria Nazionale Barberini Corsini di Roma, ci ha raccontato il processo di rinnovamento che ha interessato le Gallerie dal punto di vista della comunicazione – dal nuovo brand, al sito web, fino alla presenza sui social – ci ha raccontato l’esperienza di una maratona digitale, sponsorizzata da Ericsson. Occasione per sperimentare soluzioni innovative realizzate da squadre di lavoro multidisciplinari e che presto saranno installate e testate.

-Cristophe Monnet è tra i fondatori di Museomix e di MuseoLab project, ha partecipato alla discussione portando il suo punto di vista su esperienze che muovono da un concetto di partecipazione delle comunità all’interno delle istituzioni culturali e non, dalle stazioni dei treni alle chiese, passando per le biblioteche. Si tratta spesso, se servisse specificarlo, di iniziative ad alto tasso tecnologico.

-Saveria Boulanger. Ricercatrice presso l’Università di Bologna, ci ha presentato il progetto europeo Rock (Regeneration and Optimization of Cultural heritage) che si pone l’obiettivo di rigenerare la zona universitaria bolognese. L’aspetto innovativo di questo progetto sta nel voler coinvolgere i residenti con dei laboratori viventi (U-lab), dove il cittadino diviene parte attiva della progettazione

4. Museomix domani.  Rosanna Spanò responsabile delle relazioni con le comunità internazionali per Museomix Italia e Project manager di BAM!, si è confrontata su questi temi con:

-Marco Scotti: ricercatore presso lo CSAC- Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma. Il suo lavoro all’interno dello CSAC negli ultimi 3 anni ha avuto come obiettivo la costruzione di strumenti e progetti per animare e rendere accessibile gli archivi, restituendo al tempo stesso la complessità dell’attività espositiva e archivistica e integrando l’attività didattica

-Celia Bonnet-Ligeon. Membro di Museomix dal 2013 attraverso la comunità AURA (Auvergne Rhône-Alpes) si occupa della gestione del sito di Museomix.org e della mixroom: il luogo virtuale dove trovano posto le produzioni video realizzate dalle diverse community del mondo, una fonte inesauribile di informazioni e storytelling su quanto accade nei musei che aderiscono a Museomix.

-Charlotte Mader: professionista della comunicazione digitale ha collaborato a diversi progetti collaborativi, come Museomix e Crea Mont-Blanc, un living lab che ogni anno attrae creativi e scienziati sul Monte Bianco, uniti dall’obiettivo di remixare i dati relativi alla cima più alta d’Europa e il modo di raccontarli.

È stato interessante notare come tra un panel e l’altro, dopo una prima timidezza iniziale, diverse persone sedute nelle file posteriori, si siano alzate per sedersi al centro della sala, intervenire e portare ulteriori contributi ed esperienze nel dibattito, che è riuscito così a trasformarsi in un vero confronto inclusivo e partecipato, continuato anche fuori dalle mura del Museo della Città, durante l’aperitivo. Qui, sotto il portico di Strada Maggiore, sorseggiando uno spritz ghiacciato, ho potuto partecipare ancora più attivamente allo scambio di impressioni e idee tra operatori culturali, e vedere da vicino le dinamiche della community a confronto con le diverse personalità attive nella discussione pomeridiana. È stato un bel momento informale, dove ho compreso il vero valore aggiunto di questa community: la propensione all’incontro, superando moltissime barriere culturali, linguistiche e geografiche, costituendo un gruppo di lavoro fluido, aperto a ogni contributo, da parte delle istituzioni come da freelance, studenti ed esperti provenienti da altri settori, in un approccio multidisciplinare e orizzontale.

La conferma di questa prima impressione l’ho avuta nei due giorni successivi, durante i quali i membri delle diverse community hanno lavorato insieme presso Sala Borsa, ospiti della Fondazione per l’Innovazione Urbana e nella sala conferenze del MAMBO.  I task? Ricevere feedback e aggiornamenti dai rappresentanti di tutte le community (con Messico e Spagna in collegamento skype), organizzare al meglio la prossima edizione di Museomix (10-12 novembre 2018) e definire lo sviluppo futuro del format, su molteplici fronti (come la comunicazione e le modalità di attivazione e mentoring per le nuove community) e tentando di rispondere a diverse questioni nodali, come la necessità, sentita da molti, di istituire un organismo internazionale (ONG) sotto il quale riconoscersi.

Non è stato facile ordinare in un articolo tutti i pensieri e le suggestioni che ho raccolto durante i 3 giorni di Interco a Bologna, ci sarebbe ancora moltissimo da dire e sarà anche per questo che la mia tesi di laurea in Comunicazione Pubblica ruoterà proprio attorno a questo tema. Per ora non posso che continuare a seguirne gli sviluppi e lasciarmi trasportare da questa Museomix mania, di cui non ho saputo evitare il contagio!

 

Si ringrazia Marco Caselli per la foto (dall’album di ‘Aperture straordinarie‘)[:]