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ApprofondimentiCo-progettazione e facilitazione

Giovani e partecipazione culturale. Tre riflessioni dalla Connected Audience Conference 2025

By 9 Giugno 2025Agosto 29th, 2025No Comments

3 giorni a Berlino con chi opera nella cultura per confrontarsi sulla partecipazione culturale giovanile

Dal 21 al 23 maggio 2025 negli spazi di Theather Strahl a Berlino, si è tenuta la quinta edizione della conferenza biennale “Connected Audience Conference 2025” organizzata dall’istituto di ricerca indipendente IKTf [Institut für Kulturelle Teilhabeforschung], insieme a una rete internazionale di partner.

Un programma intensivo con l’imbarazzo della scelta: 9 sessioni parallele, 14 Workshop, momenti plenari e quasi 80 speaker provenienti da 17 diversi paesi. Tutto costruito intorno alla domanda: come rendere la partecipazione culturale giovanile più autentica, efficace e sostenibile?

Qui condividiamo tre spunti che ci hanno colpito e che vogliamo portare a casa con noi. 

1. Non esistono “I giovani”

Parlare di giovani come categoria unica è un errore concettuale e strategico.

Quante volte abbiamo visto, letto o sentito le parole partecipazione, giovani e cultura accostate come se fossero un trio inscindibile? La partecipazione culturale dei giovani è ormai un tema ricorrente, quasi una parola d’ordine, sempre più presente nei discorsi delle istituzioni culturali. Da anni – forse da sempre – si parla del desiderio di coinvolgere “i giovani”, percepiti come i grandi assenti tra spettatori, visitatori e partecipanti ai programmi culturali.

Ma ha davvero senso parlare de “i giovani”* come se fossero un blocco unico e omogeneo? Chi sono, davvero, questi “giovani”? È da qui che è iniziata la conferenza, con il keynote “There is no such thing as ‘THE’ Young People” che ha messo in discussione una visione spesso generica e semplificata, sottolineando l’urgenza di riconoscere la pluralità che si cela dietro a quella parola apparentemente semplice. Per coinvolgere davvero le nuove generazioni, serve conoscerle, ascoltarle e comprendere le loro specificità adottando strumenti di analisi dei pubblici e segmentazione continua dei target.

Segmentare non significa incasellare, ma riconoscere che i gruppi evolvono e cambiano, così come i codici culturali di riferimento. L’analisi una tantum non basta: serve un approccio dinamico e reiterato.

*peraltro in italiano accompagnata quasi sempre dal maschile sovraesteso, invece di ricorrere a formule di linguaggio ampio

Scopri cosa intendiamo per pubblici e impatti

2. Partecipazione = potere condiviso

Dalla retorica della partecipazione alla co-governance.

Tra interventi, presentazioni e workshop abbiamo approfondito numerosi casi studio che mettono in discussione la tradizionale relazione mittente-destinatario. Quando parliamo di esperienze condivise, siano esse percorsi partecipativi o di co-design, è essenziale operare tenendo conto dei processi decisionali, delle gerarchie e delle mission istituzionali. Sono i modelli di co-governance e progettazione condivisa a garantire la “vera” partecipazione.

Proviamo ad approfondire questo concetto proprio per mezzo di esempi illuminati: esperienze come Takeover Festival di Baden-Baden, in cui giovani curatorə affiancano artistə e istituzioni nel costruire un festival comune condividendo le responsabilità a tutti i livelli, o UFO – Junge Oper Urban della Deutsche Oper am Rhein, che porta l’opera fuori dai suoi spazi per incontrare i quartieri.

Un altro caso emblematico è Be Resilient alla National Gallery of Ireland, dove un gruppo di giovani tra i 16 e i 25 anni ha dato vita a un board partecipativo, divenuto nel tempo un processo aperto, flessibile e senza vincoli temporali.

Aprirsi all’ascolto, aprire le porte del museo, della biblioteca, del teatro, non è più sufficiente perché non significa automaticamente condividere il potere. Essere trasparenti nei processi e dimostrare reale interesse a spartire il potere con le giovani generazioni superando tokenismo* e performatività è la chiave per dimostrare fiducia e investimento nei loro confronti.

*il tokenismo possiamo considerarlo una sorta di discriminazione velata, Wikipedia definisce questo termine come uno sforzo superficiale e simbolico per essere inclusivi nei confronti di gruppi minoritari, in particolare reclutando persone provenienti da gruppi sottorappresentati al fine di dare l’apparenza di uguaglianza

Scopri il nostro caso studio ad Asola!

3. Non solo numeri

Impatti e sostenibilità della partecipazione

Le organizzazioni e istituzioni culturali devono dunque passare dal perseguimento di obiettivi astratti e – spesso – “di facciata” alla creazione di valore per pubblici giovani, sostenendo attivamente interessi e bisogni di questi ultimi. 

Solo così è possibile trasformare le iniziative “one shot” in relazioni durature e strutturali. Ma come si misura tutto questo? Cosa determina il successo di un processo partecipativo?

Forse dovremmo smettere di parlare solo di numeri della partecipazione e iniziare a raccontare le storie in un altro modo. Perché conta di più la qualità del coinvolgimento, quanto è duratura (sostenibile nel tempo) la connessione che si è creata con i giovani. Contano i meccanismi e gli approcci che sostengono quella relazione. Conta la voglia di mettersi in gioco, da entrambe le parti e di collaborare in modo diverso, imparando e disimparando dai progetti in essere. 

Siamo pronti, come istituzioni e come individui, a trasformarci – negli obiettivi, nei processi, nella programmazione – e farci trasformare dallə giovani che vogliamo includere?

Guarda il video di "E tu come la vedi?"

Who’s in the room?

Le tre giornate a Berlino ci hanno permesso di conoscere realtà internazionali che si sono raccontate in modo obiettivo, evidenziando tanto i successi quanto le difficoltà nel lavorare con le nuove generazioni. Questo ha creato uno spazio di confronto autentico, da cui torniamo con nuove domande, idee e stimoli.

Ci portiamo a casa una provocazione, lanciata in plenaria: Who is in the room when this conversation happen? Una domanda fondamentale per riflettere sui nostri processi interni, sui nostri team, sulle nostre scelte progettuali.

Credits foto: IKTf/Janosch Weiss