Approfondimenti

Ospiti da OpenStreetMap. Quattro domande a Simone Cortesi

By 28 Giugno 2016 Agosto 5th, 2019 No Comments

Dopo un giro a Berlino, una scappata ad Abano Terme, torniamo con alcune domande rivolte ai professionisti che incontriamo sul nostro cammino, per conoscerli meglio e aprire spunti di riflessione su nuovi approcci che stanno cambiando il modo di fare cultura nel nostro Paese.

Questa volta a finire sotto torchio è stato Simone Cortesi, uno dei partner chiave della due giorni di Wikimuseums, con cui abbiamo condiviso un evento davvero intenso, ricco di soddisfazioni e ottime premesse per il futuro di musei italiani e open data.

Sulla bio di Simone si legge che OpenStreetMap, di cui è tra i fondatori, è un progetto in cui crede fermamente, che ha aiutato a far nascere e nel quale è coinvolto ormai da 12 anni. Dal 2007 libera dati della Pubblica Amministrazione Italiana e li trasforma in mappe. Come? Perché? Cerchiamo di saperne di più…

Ti definisci un NeoGeographer. Da dove nasce questa passione per le mappe e come cambia oggi, grazie agli open data e al crowdsourcing, il modo di concepirle e utilizzarle?

Mi sono appassionato alla neogeografia quando ho fatto le mie prime esperienze con gli opendata, all’estero. C’era del fermento attorno a questa disciplina e comprendere informazioni non realmente riscontrabili era già una sua peculiarità. Mi spiego meglio: il neogeografo non si limita a mappare una strada, vuole anche dare informazioni all’utente, ad esempio, su quanto è sicuro percorrerla alla sera. La cosa che, inizialmente, mi affascinava di più era proprio la possibilità di integrare una mappa geografica con informazioni solitamente non presenti nel campo semantico tradizionale, e giustifica, a mio parere, la stretta interconnessione tra geografia e opendata.

Spesso l’utilità di queste informazioni per gli utenti non coincide con gli interessi della Pubblica Amministrazione. Oggi il vento sta cambiando: succede che le amministrazioni ricorrano a gruppi come OpenStreetMap per sapere quali dati ha senso raccogliere o aggiornare o per capire come renderli open. Istat, per esempio, non aveva un’iniziativa opendata prima che iniziassimo a parlarne insieme; con il tempo, forse anche un po’ per merito nostro, si è sviluppato un percorso per costruire una licenza che ha portato alla liberalizzazione dei dati.

Altri esempi concreti di come gli opendata possono semplificare la vita delle PA?  E le prossime sfide per chi lavora con gli opendata? 

L’utilità? Solo 2 esempi molto concreti: il 70% delle affissioni stradali è abusivo ma difficilissimo da tenere monitorato, la raccolta dati in crowdsourcing potrebbe risolvere il problema. E ancora: molte PA utilizzano le riprese dalle auto dotate di telecamera per monitorare lo stato di deterioramento delle righe bianche sulle strade comunali, evitando così costosi sopralluoghi.

La sfida aperta? Superata l’impasse tecnologica, forse oggi il problema sta nell’avere troppi dati da organizzare e aggiornare costantemente e mettere a confronto dati vecchi con i nuovi.

Cosa diresti a chi oggi non prende in considerazione la possibilità di utilizzare, sia lato utente, sia lato collaboratore, piattaforme collaborative come Openstreetmap o Wikipedia? 

Se parliamo di utenti, la scelta di alcuni strumenti piuttosto che altri dipende dall’utilizzo che se ne vuole fare e dai benefici che se ne vuole trarre: Google Maps è un prodotto adatto al maggior numero di utenti che, generalmente, sono in cerca di informazioni stradali. Openstreetmap invece è fatta per l’analisi geospaziale e fornisce informazioni su tutti gli strati del territorio, per cui una mappa ti sa dire, ad esempio, la massima distanza tra due fontanelle di acqua potabile in tutti i comuni italiani.

Lato collaboratore invece vi posso dire che, proprio per avvicinare gli utenti a collaborare e utilizzare le interfacce di Wikipedia e OSM – che per molti rappresentano un ostacolo -, da circa 8 anni si organizzano gli incontri locali e, da almeno 2 anni, abbiamo iniziato a fare incontri periodici comuni tra Wikipedia e OSM. Si è capito che l’incontro tra persone esperte e neofiti è molto utile ad avvicinare persone nuove alle piattaforme. Il problema resta quello di andarle a intercettare, per questo apprezzo molto il lavoro di BAM!: voi siete molto vicini al nostro spirito ma riuscite a parlare a un bacino di utenza molto più ampio, rispetto a quello che riusciamo a coinvolgere noi.

Patrimonio culturale e apertura dei dati: a che punto siamo? che strada si sta intraprendendo? La riforma ha favorito un dialogo tra istituzioni e sostenitori degli open data?

L’Italia fatica a riprendersi dalla crisi economica e le prospettive non sono di certo rosee. Contribuire a rendere liberi i dati e consentire la riproduzione di immagini in alta risoluzione del patrimonio culturale è un incentivo fondamentale per la ripresa del turismo. Mi spiego meglio: se un ente impedisce l’utilizzo delle proprie immagini, può guadagnare qualcosa per concedere l’autorizzazione all’utilizzo. Rinunciare a quel minimo guadagno per rendere open e gratuiti i proprio dati significherebbe dare un’enorme diffusione delle proprie bellezze, per mano degli utenti del web, e aumentare esponenzialmente il numero di visitatori.[:en]

After a tour around Berlin and a trip to Abano Terme, we return with some questions addressed to professionals who meet on our way, to get to know them better and open up a dialogue on new approaches that are changing the way of doing culture in our country.

This time it was Simone Cortesi, under the spotlight one of the key partners of the two-day Wikimuseums, with whom we shared a very intense event, full of satisfaction and well-positioned for the future of Italian museums and open data.

On Simone’s bio it says that OpenStreetMap, which he is one of the founders of, is a project which he firmly believes in, that he helped to create and which he has been involved in now for 12 years.  Since 2007 he has been freeing data from the Italian Public Administration and transforms them into maps. How?Why? Let’s find out more …

 You describe yourself as a NeoGeographer. Where does this passion for maps come from and how has open data and crowdsourcing changed the way we conceive them and use them?

I became passionate about neogeography when I had my first experiences with OpenData abroad. There was a lot of excitement surrounding this discipline and trying to get to grips with information that nobody had analysed before was already a peculiarity. Let me elaborate: the neogeographer does not just map out a road, he also wants to provide the user with information, for example, how safe is it to go down that road at night time. The thing that initially fascinated me most was precisely the possibility of integrating a geographic map with information that usually is not present in the traditional semantic field, and justifies, in my opinion, the close connection between geography and OpenData.

Often the usefulness of this information for users does not coincide with the interests of public administration. Today the wind is changing:what happens is that the authorities go to groups like OpenStreetMap to know what data it makes sense to collect or update, or to understand how to make them open. Istat, for example, did not have an OpenData initiative before we started talking about it together; with time, maybe with a little thanks to us, they have developed a process to build a license that has led to the liberalization of data.

Can you give us some other concrete examples on how open data can simplify the life of the PA? And the next challenges for those who work with OpenData?

Its usefulness? Here’s two very concrete examples: 70% of billposters are illegal but difficult to keep monitored, data collection and crowdsourcing could solve the problem. And again, many PA’s use shooting from cars equipped with cameras to monitor how much white lines on roads deteriorated, therefore avoiding costly inspections.

The open challenge? Overcoming technological issues, today perhaps the problem lies in having too much data to organise and update constantly and comparing old data with the new.

What would you say to those who today do not take into account the possibility of using both the user’s side, and the collaborator’s side, of collaborative platforms such as OpenStreetMap and Wikipedia?

If we’re talking about users, choosing some tools over others depends on its purpose and the benefits: Google Maps is a product adapted to many users who are generally looking for road information. OpenStreetMap instead is made for geospatial analysis and provides information on all the layers of the geographical area, so a map could tell you, for example, the maximum distance between two drinking fountains in all Italian towns.

From the collaborator’s side instead, I can tell you that,  to bring users to collaborate and use Wikipedia and OSM interfaces – that for many people is an obstacle – for about 8 years we have been organising local meetings and, for at least two years, we have made frequent regular meetings between Wikipedia and MDG’s. We understood that the meeting between experts and novices is very useful to bring new people to the platforms. The problem is still to go and intercept them, so I really appreciate BAM!’s work: you understand what we’re about but have managed to speak to a much larger number of users, compared to the numbers we can engage.

Cultural heritage and openness of data: where are we at? What road are you going down? Has the reform stimulated a dialogue between institutions and supporters of open data?

L’Italia fatica a riprendersi dalla crisi economica e le prospettive non sono di certo rosee. Contribuire a rendere liberi i dati e consentire la riproduzione di immagini in alta risoluzione del patrimonio culturale è un incentivo fondamentale per la ripresa del turismo. Mi spiego meglio: se un ente impedisce l’utilizzo delle proprie immagini, può guadagnare qualcosa per concedere l’autorizzazione all’utilizzo. Rinunciare a quel minimo guadagno per rendere open e gratuiti i proprio dati significherebbe dare un’enorme diffusione delle proprie bellezze, per mano degli utenti del web, e aumentare esponenzialmente il numero di visitatori.

Italy is struggling to recover from the economic crisis and the outlook is certainly not rosy. Helping to free data and allow the reproduction of images of cultural heritage in high resolution is a key driver of the recovery of tourism. Let me explain: if an entity prevents the use of their images, it can make money by allowing them to be used. Giving up that small earning to make open and free data just means allowing a huge spreading of their beauty by web users, and exponentially increasing the number of visitors.