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Se le opere vanno fuori dai musei: cosa abbiamo imparato a Museo Fuori!

By 27 Ottobre 2021Novembre 3rd, 2021No Comments

Museo Fuori! è stata la versione riadattata ai tempi pandemici di Museomix, il progetto-maratona che, dal 2016, invade i musei italiani per elaborare dei prototipi innovativi in grado di valorizzarne le collezioni. 

Questo dovuto riadattamento non poteva non tenere conto delle nuove modalità di fruizione a cui i musei sono andati incontro nel corso del 2020-2021, quando cioè le chiusure hanno imposto alle organizzazioni di sforzarsi pensando al museo oltre gli spazi museali. Questa edizione ha quindi voluto cavalcare e per certi versi spingere l’acceleratore su un processo già avviato (e in alcuni casi assestato: tutti i musei hanno decisamente metabolizzato l’imprescindibilità del digitale).

Museo Fuori! però ha anche voluto compiere un ulteriore passo – grazie al progetto Ritorno al Futuro sostenuto dal bando CIVICA di Compagnia di San Paolo – ovvero coniugare questo nuovo cammino dei musei con la necessità e la consapevolezza di dialogare con una società complessa, variegata e composta da una moltitudine di persone, spesso con origini diversissime e lontanissime, portatrici di patrimoni immateriali che devono ancora di più trovare mediazione e sintesi con quei patrimoni materiali che i musei custodiscono. In questo BAM! e la community di Museomix Italia, nel ripensare il format, sono stati sostenuti dai partner abituati a lavorare con questi temi a Torino e Genova, le associazioni Generazione Ponte e Nuovi Profili.

Maker, designer, operatori museali, programmatori e mediatori culturali quest’anno sono stati coinvolti a Torino per ideare, nel giro di 10 giorni, tre progetti che tenessero conto di tutto questo e partissero da due musei della città Sabauda: il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e la Fondazione Accorsi-Ometto.

La maratona di Museo Fuori! si è conclusa domenica 24 ottobre con la presentazione pubblica dei prototipi nei cortili dei musei. Ve li presentiamo brevemente:

Sobremesa: il cibo come chiave per la condivisione.

Con l’installazione “Sobremesa”, il team 1 ha chiesto al pubblico di “prendere posto a tavola” e condividere le proprie ricette per innescare uno scambio di esperienze e tradizioni tra persone dalle origini differenti. L’installazione in legno consiste proprio in un tavolo con due pareti laterali. Una parete serve a ispirare l’utente, attraverso delle cartoline che possono contenere una serie di ricette da tutto il mondo o degli oggetti curiosi dalla collezione Accorsi-Ometto (stoviglie, ceramiche, teiere, tazze, etc); nell’altra parete un planisfero sul quale apporre una propria ricetta o un proprio pensiero legato al cibo. “Sobremesa” è una parola intraducibile, un modo di dire che accomuna lo spagnolo e il portoghese. Indica quel lasso di tempo magico trascorso a tavola a chiacchierare con le persone con cui si ha condiviso il pasto, ormai finito.

Team: Sabrina Argoub (facilitatrice), Lorena Cannizzaro, Giorgia Carini, Martina Ghignatti, Elisa Lanza e Gianmarco Perrone.

continua…

Musei con delitto: giocare per conoscere. 

La seconda squadra ha ideato un vero e proprio gioco da tavola intitolato “Musei con delitto”: un modo curioso per far conoscere le collezioni delle realtà museali con i personaggi e gli oggetti che le popolano, ma soprattutto un modo pratico per portarle nelle case di tutti! La dinamica del gioco è simile a quella del popolarissimo Cluedo, i partecipanti devono investigare su un “delitto” che coinvolge i celebri personaggi del Risorgimento Italiano (Mazzini, Cavour, la Regina Vittoria, etc.), mentre gli oggetti della Fondazione Accorsi-Ometto diventano le possibili armi del crimine. Attraverso le carte da gioco si scoprono più curiosità sui personaggi o sugli oggetti. Ad esempio, eravate al corrente dell’esistenza del leggio-sciabola o della tabacchiera a forma di asparago?

Team: Federica Rizzo (facilitatrice), Maria Antonela Bresug, Alice Fontana, Giulia Genova, Pabliu Lucero, Veronica Stave.

continua…

 

Herøzerø: siamo tutti ordinari, siamo tutti eroi! 

I mixer hanno voluto rivisitare gli eroi del Risorgimento italiano nell’ottica dei nostri giorni, prendendoli dai loro contesti originali (le opere pittoriche ospitate dal Museo del Risorgimento) e portandoli in un totem di legno posizionato all’ingresso del Museo. Nei tre pannelli del prototipo sono state riproposte le figure di Cavour, Vittorio Emanuele II e Maria Teresa con il volto però sostituito dalla presenza di uno specchio, che permette alla persona che osserva di riflettersi e identificarsi con gli eroi del Risorgimento. I tre personaggi sono stati posizionati su uno sfondo colorato di fucsia, verde fluorescente e bianco una rivisitazione della bandiera italiana. Gli specchi, e quindi le figure stesse, sono posizionate ad altezza diverse, per permettere la fruizione dell’esperienza a persone diverse, senza lasciare fuori nessuna categoria a causa dell’altezza.

Team: Walter D’Esposito (facilitatore), Laura Barilari, Andrés Manuel Cáceres Barbosa, Serena Ferrero, Eliana Flamia, Giovanna Rombaldi.

continua…

 

Portare le collezioni fuori, per favorire nuovi dialoghi con il non pubblico. 

I progetti sviluppati dai team dovevano in primo luogo tenere conto che i fruitori a cui si sarebbero rivolti potevano non essere visitatori dei musei, cioè coloro che scelgono di “incontrare” la collezione. Viceversa i prototipi ponevano i contenuti della collezione al centro di una nuova condizione di incontro: assolutamente imprevedibile e autentica. Questi nuovi fruitori che si incrociano casualmente fuori dal museo sono gli ordinari cittadini – per richiamare uno dei terreni di gioco “siamo tutti ordinari, siamo tutti eroi”- persone che magari passano casualmente di fronte al museo perché a passeggio con la famiglia la domenica pomeriggio.

Da qui scaturisce una prima riflessione: quando un oggetto entra dentro un museo immediatamente acquisisce un ulteriore livello di significato dato dal suo diventare parte di una collezione, dunque oggetto di studio e osservazione. Talvolta, ahinoi, questa dimensione sorpassa l’opera stessa mettendo in secondo piano la sua essenza. L’operazione di Museo Fuori! inverte in qualche modo il percorso, destabilizza questa dinamica, poiché qui l’oggetto esce nuovamente dal museo, mettendo in secondo piano la dimensione-collezione e rimettendo in luce la dimensione-funzione. Questo meccanismo è particolarmente evidente nei prototipi Sobremesa e Musei con delitto, cioè quelli che si sono occupati della collezione della Fondazione Accorsi-Ometto, composta da pezzi d’antiquariato, mobili, arazzi, argenterie, ceramiche. Oggetti che hanno delle funzioni più evidenti: anche un piatto con le più raffinate decorazioni di fine 700 può ospitare una ricetta o essere lanciato, rimane in prima istanza un piatto!

Non si richiede al fruitore di interagire con l’opera facendo leva con ciò che potrebbe sapere o potrebbe aver appreso nelle sale precedenti, ma si chiede di approcciarsi con il proprio bagaglio di esperienza, interrogando l’opera per quello che può raccontare/ricordare piuttosto che per quello che può significare. Immediatamente le collezioni della Accorsi-Ometto diventano accessibili a tutte e tutti, possono incuriosire anche chi viene da una cultura lontana, i prototipi ci stimolano e ci incoraggiano a saperne di più (i QR code sono stati una costante in tutte le proposte, entrare nel museo è il passo successivo). Non si tratta allora di sottrarre le opere dal loro contesto attuale – quello del museo – ma piuttosto di ripartire dalle origini delle opere stesse e chiedere in un secondo momento al fruitore di integrarle dentro la dimensione museale.

Raggiungere i visitatori potenziali nei luoghi che frequentano.

Un altro aspetto peculiare di questi prototipi è la loro capacità di funzionare in contesti lontani – fisicamente – dal museo. Un gioco in scatola può così non limitarsi a essere un pezzo di merchandising ma anche il centro di un’attività sociale alle Case di Quartiere di Torino (destinazione proposta dagli stessi ideatori di Musei con Delitto). E qui via libera all’immaginazione: dalle scuole ai centri di aggregazione per anziani, dai centri di accoglienza alle biblioteche. Si può giocare ovunque!

Così come chiunque con Herozero può confrontarsi con i personaggi risorgimentali e scoprire un aspetto trasversale di un museo che racconta la storia di conquiste di libertà fondamentali che non passeranno mai di moda. Può restare un gioco, una provocazione che dura qualche secondo e viene condivisa con gli amici sui social, oppure può diventare motivo di riflessione, ricerca personale e di approfondimento, anche salendo le scale che portano alle magnifiche sale del museo.

Museo Fuori! Rifacciamolo.

Ci avviamo a conclusione, con l’entusiasmo dei partecipanti ancora impresso nella mente e una nuova community locale torinese di Museomix Italia, con diverse consapevolezze acquisite.

Assodata l’importanza di lavorare sui musei come luoghi, da aprire alla cittadinanza il più possibile – anche con attività inedite come la zumba o le performance – con Museo Fuori! abbiamo avuto la prova che sia altrettanto importante considerare il museo oltre il suo essere un’entità-luogo conclusa in se stessa. Come fonte delle meraviglie che custodisce storie e saperi, che possono inondare le nostre città e favorire il dialogo tra culture diverse.

Non vediamo l’ora di progettare nuove maratone dentro e fuori dai musei, perché non smettano di interrogarsi sulle loro potenzialità e sulla loro essenza. Continueremo ad accompagnare i musei a orientarsi nei tempi che cambiano.

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